Lo scorso febbraio il CNR ha firmato a Roma l’accordo per una sede europea IUPAC, condivisa con Malaga. L’Unione lascia gli USA dopo decenni e adotta un modello distribuito. Per l’Italia è un’opportunità strategica: più visibilità, cooperazione internazionale e accesso ai processi scientifici, con benefici per ricerca, formazione e innovazione.
In questo articolo sono tratteggiate le vicende che caratterizzarono la disputa scientifica tra Staudinger e i suoi allievi e il resto della comunità dei chimici tra il 1920 e il 1935 circa. La sua idea di macromolecola si contrapponeva a quella di aggregati micellari sostenuta dagli avversari. Le sue argomentazioni si basavano sulla convergenza dei dati sperimentali provenienti da misure di tipo fisico e comportamenti chimici.
Il polipropilene (PP) è una poliolefina lineare la cui struttura chimica regolare è alla base delle sue eccellenti proprietà meccaniche e termiche. Scoperto nel 1954 da Giulio Natta e Paolo Chini, utilizzando catalizzatori Ziegler-Natta, il PP ha consentito la sintesi di polimeri isotattici e sindiotattici con stereochimica controllata. Questo articolo ripercorre la storia della scoperta del polipropilene.
I polimeri stirenici termoplastici sono prodotti per molteplici applicazioni, sviluppate assieme al controllo della reazione in apparecchiature performanti. Sono di uso comune a partire dall’omopolimero (GPPS) e copolimeri amorfi, trasparenti (SMMA, SAN) e reattivi (SMA), fino ai prodotti per isolamento termico (XPS, EPS), ai materiali tenaci (HIPS, ABS) e ai termoresistenti (HIPS/PPO, ABS/PC).
Tra i disinfettanti utilizzati oggi c’è lo iodopovidone. Questa molecola ha preso da anni il posto della tintura di iodio. La sua sintesi però è strettamente legata ad un polimero, ad alcune vicende della seconda guerra mondiale ma soprattutto alla genialità di un chimico tedesco, Walter Reppe, che, al tempo, decise di esplorare ambiti della chimica considerati pericolosi, come quello della reazione in pressione dell’acetilene. In questo articolo si ripercorre brevemente la storia di queste scoperte.
I polimeri sono percepiti come estremamente stabili, ma fin dai primi studi ottocenteschi sui polimeri naturali è emersa la questione della loro spontanea degradazione. Le tecniche di stabilizzazione si sono evolute dal più semplice isolamento a strategie basate sulla comprensione di struttura e meccanismi degradativi. Oggi la ricerca punta anche a favorire la degradazione, per ragioni ambientali.
Il campo dei dynamers, polimeri dotati di proprietà dinamiche e adattive, è sintomatico dell’evoluzione che la disciplina chimica sta subendo sia sul piano tecnologico, sia su quello epistemico. Riguardo a quest’ultimo, discuteremo come l’approccio supramolecolare e l’identificazione dei sistemi chimici con sistemi informazionali stiano contribuendo a modificare l’identità disciplinare della chimica.
Le micro- e nanoplastiche sono state riscontrate in quasi tutti i compartimenti ambientali. L’articolo descrive lo sviluppo di protocolli avanzati basati su pirolisi analitica per identificare e quantificare microplastiche, contaminanti ad esse associati, e prodotti della loro degradazione in matrici ambientali.
L’attività legata al “Premio Giovane Ricercatore” 2025 riguarda lo sviluppo di strategie innovative per la preparazione del campione, basate su approcci selettivi, sostenibili e automatizzati.
Nel 2025, la European Medicines Agency (EMA) ha dato parere favorevole alla Commissione Europea affinché venissero autorizzati all’immissione in commercio 104 nuovi farmaci, di cui 38 contenenti un principio attivo mai autorizzato prima in Europa. Di questi 38 nuovi farmaci, 18 sono costituiti da piccole molecole, 8 da anticorpi e 3 da terapia genica.
La catalisi eterogenea è alla base di numerosi processi industriali e svolge un ruolo centrale nelle strategie per la sostenibilità energetica e ambientale. Comprendere le prestazioni dei sistemi catalitici richiede tuttavia di collegare fenomeni che avvengono su scale molto diverse, dalla chimica dei siti attivi fino al funzionamento dei reattori. L’approccio multiscala rappresenta oggi uno strumento fondamentale per affrontare questa sfida.
Alcuni batteri consentono la produzione di materiali cementizi autoriparanti, mentre altri sono in grado di formare biomattoni autoreplicanti completamente riciclabili. Anche i miceli fungini possono facilmente colonizzare svariati prodotti vegetali per produrre biomattoni autoriparanti in grado di comportarsi da materiali intelligenti in bioedilizia. Molti altri settori applicativi, dall’abbigliamento all’alimentazione, sono già coinvolti o sono previsti in un prossimo futuro.
Vanadium, a transition metal with particular physico-chemical properties, is a key critical element playing an important role in the production of steel, batteries, and catalysts. The present article aims at a concise update concerning main current and future uses, production, reserves, and recycling prospects.
Gli ADCs rappresentano una delle classi terapeutiche più emergenti nell’ambito anti-tumorale. La produzione (GMP) della loro porzione altamente attiva definita Payload-Linker (PL) richiede rigidi protocolli di contenimento. Inoltre, la complessità strutturale del PL rende necessari approcci sintetici e protocolli di purificazione non triviali, ad esempio cromatografie, SPE e liofilizzazioni.
L’interazione luce-materia in sistemi complessi richiede modelli teorici capaci di coniugare accuratezza e scalabilità. In questo contributo, si discutono gli approcci multiscala quantomeccanici-classici per la descrizione delle proprietà di risposta di sistemi in fase condensata e sistemi ibridi molecola-nanoparticella, discutendone il razionale, i principali punti di forza e le prospettive future.
Le proteine multidominio, caratterizzate dall’alternanza di regioni globulari e intrinsecamente disordinate, pongono notevoli sfide alla loro caratterizzazione strutturale. Lo sviluppo di approcci NMR innovativi, applicati al costrutto TAZ4 della proteina CBP, ha permesso di discriminare i suoi due domini, fornendo una descrizione accurata delle loro proprietà strutturali e dinamiche.
Oreste Piccolo ha collegato ricerca accademica e industria sviluppando catalizzatori innovativi e sostenibili, spesso a basso contenuto metallico e riciclabili. I suoi studi su catalisi e biocatalisi hanno portato a processi efficienti per fine chemicals e farmaci, con attenzione alla chimica verde e all’uso di risorse rinnovabili.
A seguito degli obiettivi ambientali europei e del crescente costo dell’energia, è rinata di recente una forte attrattività nei confronti dell’intensificazione di processo. Sebbene questa pratica fosse già nota negli anni Novanta, i vincoli operativi sono sempre stati il suo principale limite applicativo. Tuttavia, negli ultimi anni, lo sviluppo di nuove soluzioni potrebbe renderla possibile senza dover rinunciare alla flessibilità degli impianti.