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MUSS - Museo degli Strumenti Storici

Il Museo degli Strumenti Storici

Il MUSS – Museo degli Strumenti Storici è un’iniziativa promossa dalla Società Chimica Italiana (SCI), ideata e coordinata dal Prof. Luigi Campanella con la collaborazione di un gruppo di soci SCI.

Il progetto nasce con l’obiettivo di riscoprire, documentare e valorizzare il patrimonio strumentale della chimica italiana: strumenti scientifici storici, spesso dimenticati nei laboratori universitari, nei centri di ricerca o in contesti industriali, che costituiscono una parte fondamentale della storia scientifica del nostro Paese.

In questa pagina sono riportati i componenti museali fino a questo momento registrati sul sito SCI.

Realizzato per la prima volta nel 1844 dal tedesco P.J. Kipp, questo apparecchio è stato largamente impiegato in laboratorio per la produzione di gas (quali idrogeno, anidride carbonica, acido solfidrico) per reazione tra un acido e un metallo o un sale.
Ubicazione: Museo Analitico Virtuale pf: Campanella (università "La Sapienza" Roma)
Periodo: 1800
Contatto: luigi.campanella@uniroma1.it

L'ebulliometro di Malligand viene usato per misurare il grado alcolometrico approssimativo di un vino. È basato sulla misura della temperatura di ebollizione di un campione di vino che varia a seconda della pressione e dal quantitativo di alcool presente in tale campione. Il primo brevetto di questo strumento risale al 1872.
Ubicazione: Unisalento
Periodo: 1800
Contatto: luigi.campanella@uniroma1.it

La bilancia analitica a due piatti consente di determinare la massa di un campione di sostanza per confronto con una massa di riferimento certificata. Questa bilancia è stata uno strumento fondamentale per qualsiasi laboratorio chimico. Permette di determinare con buona accuratezza fino al millesimo di grammo.
Ubicazione: Museo Analitico Virtuale pf: Campanella (università "La Sapienza" Roma)
Periodo: 1900
Contatto: luigi.campanella@uniroma1.it

 

Lo spettroscopio è uno strumento impiegato per l'osservazione e l'analisi della radiazione elettromagnetica emessa da una sorgente. I primi strumenti furono costruiti nel 1859 in Germania da Bunsen e Kirchhoff. In precedenza le osservazioni spettroscopiche erano eseguite con semplici prismi o reticoli di diffrazione. Isaac Newton fu uno dei primi (1666) a utilizzare un prisma di vetro per analizzare la luce bianca, scindendola in sette colori.
Ubicazione: Museo Analitico Virtuale pf: Campanella (università "La Sapienza" Roma)
Periodo: 1900
Contatto: luigi.campanella@uniroma1.it

Bilancia di precisione utilizzata per misurazioni accurate della massa, grazie all'impiego dei palloni di vetro con rubinetto permetteva la pesata dei gas. Costruita a metà ottocento nella officina Deluil di Parigi.
Ubicazione: Collezione Museale di Chimica Università di Cagliari
Periodo: 1800
Contatto: datzei2@gmail.com

Strumento atto a misurare la velocità dell'aria e di correnti gassose.
Ubicazione: Museo Analitico Virtuale pf: Campanella (università "La Sapienza" Roma)
Periodo: 1900
Contatto: luigi.campanella@uniroma1.it

 

Il distillatore è uno strumento che realizza la separazione dei componenti di una miscela di liquidi di diversa volatilità mediante riscaldamento. I componenti evaporano alle diverse temperature di ebollizione, i vapori formati vengono poi condensati attraverso serpentine refrigeranti e infine raccolti. 
Ubicazione: Museo Analitico Virtuale pf: Campanella (università "La Sapienza" Roma)
Periodo: 1900
Contatto: luigi.campanella@uniroma1.it

 

L'estrattore Soxhlet è un apparecchio capace di separare da una miscela solida, in modo continuo, i componenti solubili da quelli insolubili usando un solvente volatile. La tecnica si basa sul trasferimento selettivo dei componenti di interesse della miscela solida ad un solvente, che subisce un ciclo di ebollizione e condensazione a ricaduta all’interno del dispositivo, facendo in modo che la miscela solida entri ciclicamente in contatto con il solvente ricondensato.
La foto mostra tre estrattori completi SOXHLET alloggiati nei rispettivi bagni riscaldanti
Ubicazione: Strumenti in vetrina "La Sapienza" Roma
Periodo: 1900
Contatto: luigi.campanella@uniroma1.it

 

Il rifrattometro è uno strumento ottico di misura impiegato per determinare l'indice di rifrazione di una sostanza o qualche proprietà fisica di una sostanza che sia direttamente correlata al suo indice di rifrazione.
Ubicazione: Museo Analitico Virtuale pf: Campanella (università "La Sapienza" Roma)
Periodo: 1900
Contatto: luigi.campanella@uniroma1.it

 

L’Aerograph A-700 (spesso identificato come Autoprep) rappresenta una pietra miliare nell'evoluzione della chimica analitica. Introdotto nei primi anni '60 dalla Wilkens Instrument & Research (successivamente divenuta Varian Aerograph), questo strumento non era solo un analizzatore, ma una vera e propria officina di separazione molecolare. In un'epoca in cui la gascromatografia era ancora una tecnica emergente e complessa, l'A-700 si distinse per aver reso accessibile la gascromatografia preparativa. Fu uno dei primi strumenti progettati non solo per identificare i componenti di una miscela, ma per isolarli e raccoglierli in quantità sufficienti per analisi successive (come l'infarosso o la spettrometria di massa), cambiando per sempre il flusso di lavoro nei laboratori di ricerca organica. L'A-700 è celebre per la sua robustezza e per alcune soluzioni tecniche d'avanguardia per.  A differenza dei modelli analitici standard, l'A-700 montava colonne di diametro maggiore, permettendo l'iniezione di volumi di campione elevati senza saturare il sistema. Il sistema Autoprep permetteva cicli ripetuti di iniezione e raccolta automatizzata dei picchi, un’innovazione straordinaria che aumentava drasticamente la produttività del laboratorio. Utilizzava tipicamente un rivelatore a conducibilità termica (TCD), estremamente affidabile e versatile per una vasta gamma di composti chimici.

 

Ubicazione: Università di Messina

Periodo: 1960

Contatto: luigi.mondello@unime.it

 

Il DESAGA MinUVIS rappresenta uno degli strumenti iconici della casa tedesca C. DESAGA GmbH di Heidelberg, leader mondiale nella strumentazione per la cromatografia su strato sottile (TLC). Progettato tra la fine degli anni '60 e l'inizio degli anni '70, il MinUVIS è diventato lo standard aureo per la rilevazione ottica non distruttiva di composti organici. In un'epoca in cui la purificazione dei composti chimici e farmaceutici dipendeva dalla separazione su lastra, il MinUVIS ha risolto il problema critico della visualizzazione di sostanze incolori. Prima della digitalizzazione, questo strumento era il "ponte" tra la separazione chimica e la prova visiva, permettendo ai ricercatori di identificare frazioni molecolari invisibili a occhio nudo senza alterare chimicamente il campione. Il sistema si distingue per la sua precisione ottica e la robustezza costruttiva, tipica dell'ingegneria tedesca del periodo. Il cuore del dispositivo è costituito da due tubi a scarica di gas che emettono radiazioni ultraviolette a 254 nm (UV-C a onde corte) e 366 nm (UV-A a onde lunghe). Questa dualità permetteva sia di sfruttare l'estinzione della fluorescenza (su lastre impregnate di indicatore F254) sia di eccitare la fluorescenza intrinseca di molecole complesse. Grazie all'uso di filtri selettivi ad alta efficienza, il MinUVIS garantiva un'emissione monocromatica quasi pura, minimizzando la luce visibile parassita che avrebbe potuto compromettere il contrasto delle "macchie" cromatografiche. Spesso accoppiato ai cabinet oscuranti della serie CabUVIS, lo strumento consentiva l'osservazione diretta o la fotodocumentazione immediata in un ambiente protetto dalle radiazioni UV per l'operatore.

Ubicazione: Università di Messina

Periodo: 1960-1970

Contatto: luigi.mondello@unime.it

 

Il Micro-Column Treating Stand MCT-1A è uno strumento storico prodotto da Shimadzu. L'MCT-1A appartiene all'epoca d'oro della gascromatografia capillare. In questo periodo, la transizione dalle colonne impaccate a quelle capillari (molto più sottili ed efficienti) richiese lo sviluppo di strumenti ausiliari per la loro preparazione. Questo "stand" era essenziale nei laboratori di ricerca per eseguire operazioni di manutenzione e condizionamento senza impegnare il gascromatografo principale. Lo strumento funge da unità di controllo dei fluidi dedicata al trattamento delle micro-colonne. Le sue specifiche principali includono un manometro analogico centrale e valvole di regolazione del flusso (Flow Control) per gestire con accuratezza gas inerti come azoto o elio. Presenta selettori specifici per diverse fasi operative con funzione “Purge” (Spurgo) per eliminare tracce di ossigeno o solventi residui, “Coat” (Rivestimento) utilizzato per depositare la fase stazionaria liquida sulle pareti interne delle colonne capillari e “Pack Wash” per il lavaggio e la pulizia delle colonne o di piccoli segmenti impaccati. Dal punto di vista delle connessioni, il pannello frontale ospita raccordi a compressione per il collegamento rapido delle estremità delle colonne, facilitando test di tenuta e stabilità.

Ubicazione: Università di Messina

Periodo: 1960-1980

Contatto: luigi.mondello@unime.it

 

Lo Shimadzu GC-17A, lanciato nel 1992, rappresenta una pietra miliare nella storia della chimica analitica, segnando il passaggio definitivo dai sistemi a controllo manuale alla moderna automazione elettronica rendendo possibile il controllo elettronico dei flussi. Dal punto di vista chimico e tecnologico, la sua importanza risiede nell'introduzione del sistema AFC (Advanced Flow Control). Prima di questo modello, i ricercatori dovevano regolare manualmente la pressione del gas di trasporto utilizzando valvole meccaniche. Con il GC-17A, per la prima volta, la pressione e il flusso di split potevano essere controllati elettronicamente in base al programma di temperatura del forno. Questo avanzamento ha permesso di mantenere una velocità lineare costante del gas lungo la colonna capillare, ottimizzando la risoluzione cromatografica, e di garantire una riproducibilità senza precedenti, rendendo i risultati indipendenti dalla sensibilità manuale dell'operatore. Il GC-17A non è stato solo uno strumento isolato, ma la base per l'accoppiamento con la spettrometria di massa (come nel sistema GCMS-QP5000), trasformando la gascromatografia in uno strumento di indagine strutturale ultra-sensibile per settori critici come il monitoraggio ambientale e la sicurezza alimentare.

Ubicazione: Università di Messina

Periodo: 1992

Contatto: luigi.mondello@unime.it