La chimica fiorentina alla vigilia della prima guerra mondiale era in procinto di compiere un radicale cambiamento. La scomparsa di Ugo Schiff nel settembre 1915, ad ottantuno anni di età, lasciò un grande vuoto. Egli era stato il fondatore della scuola fiorentina, insegnandovi chimica per oltre cinquant’anni. Schiff era un chimico “onnivoro”: i suoi interessi spaziavano dalla chimica organica a quella inorganica, dalla tecnologia alla storia della chimica. Accanto a lui da una decina di anni si trovava Angelo Angeli (1864-1931), chimico organico e sperimentatore insuperabile. Tuttavia, durante la Grande Guerra e, in misura maggiore, nell’immediato dopoguerra sorsero nuovi interessi legati alle scienze applicate. Le necessità della guerra fecero aumentare la produzione e l’impiego di leghe sempre più leggere, a partire da quelle di alluminio. Il duralluminio è una delle prime ad essere utilizzate; in Germania, con questa, si costruirono gli scheletri dei famigerati “Zeppelin” ad intelaiatura rigida. A Firenze, dove si era concentrata la ricerca dell’elemento di numero atomico 61, si giunse all’isolamento di numerosi metalli della famiglia dei lantanidi. Il passo successivo fu quello di creare nuove leghe con questi elementi.